Le torri

Le torri costiere della Calabria

 A seguito delle continue incursioni dal mare, Ferdinando I, figlio illegittimo di Alfonso d’Aragona, succeduto al padre sul trono di Napoli, con l’ordinanza del 12 novembre 1480 dispose la fortificazione delle coste del regno.

 Così, subito dopo la guerra d’Otranto del 1480, il regno di Napoli si dotò di una flotta da guerra e iniziò a costruire tante torri costiere che entro il 16’ secolo se ne contavano ben 450. La Calabria ne deteneva il maggior numero: infatti, vi erano 69 torri in Calabria Ultra e 33 in Calabria Citra. Di tutte queste torri costiere oggi soltanto 19 si trovano in condizioni statiche ed estetiche buone; la maggior parte delle altre (in parte distrutte) sono utilizzate come ricovero di pastori o come ripostiglio per attrezzi agricoli; alcune sono state trasformate in civili abitazioni ed altre in museo.

 Il litorale fu diviso in “paranze”; ogni “paranza” comprendeva un certo numero di torri: ad esempio la “paranza” di Reggio confinava con quella di Stilo, poi veniva quella di Squillace e cosà via. I paesi compresi nelle “paranze” dovevano pagare una tassa per la guardia delle torri.

 Nelle torri abitava una vedetta chiamata “avallaio”, che aveva l’incarico di suonare la campana di allarme non appena si fosse accorto dell’arrivo dei Turchi. La campana era il segnale perché i contadini cercassero rifugio e perché le truppe accorressero per respingere l’attacco o per impedirlo. Se l’attacco avveniva di notte, il pericolo veniva preavvisato per mezzo di fuochi. Il compito delle torri era, dunque, duplice: quello di avvistamento dello sbarco delle orde turchesche e quello di difesa contro la loro penetrazione nell’entroterra.

 Le torri di Guardavalle

 Torri di allarme e torri di difesa

 Le torri furono divise in torri di allarme e torri di difesa.

Nel territorio di Guardavalle sorsero ben dodici torri, da cui il nome di “paese delle dodici torri” dato al paese. Le torri di allarme sorsero nella marina, quelle di difesa nel centro del paese.

Delle torri costruite nel paese fa menzione anche il card. Guglielm Sirleto: scrivendo, infatti, al Nunzio Apostolico di Napoli per raccomandargli di intercedere per il suo paese natale, il porporato afferma che guardavallesi, nell’attacco del 15 luglio 1569, si salvarono ‘Tuggendo i alcune torri fatte dopo che gli anni passati patirono una simile rovina” .

Se, come sembra evidente, il card. Sirleto si riferisce all’incursione del 1555, allora bisogna dedurre che le torri all’interno del paese furono costruite in poco più di un decennio, cioè tra il 1555 e il 1569.

 Le torri di allarme

 1.La torre di Caminise (o Torre Caminiti) così detta dal feudo su cui venne edificata, nota anche come torre Matrimona, aveva forma circolare ed era di proprietà regia. Costruita a seguito dell’ordinanza del 12 novembre 1480, era in funzione nel 1576: in tale anno era torriero il caporale Orazio Principato, mentre dal 1585 al 1587 risulta come torriero il caporale Alfonso Pavia.

 Altro torriero di cui si ha notizia è il caporale Michele Brescia, che tenne l’incarico nel 1605‑1606. La torre fu assai danneggiata dal terremoto del 1638.

Durante l’occupazione francese fu compresa tra quelle utilizzate per l’ordinamento doganale.

 Di essa non ci sono né disegni né fotografie: è ricordata da tutti come un ammasso di pietre e di rovine. Nel 1955 le pietre lavorate e i grossi mattoni della torre furono utilizzati dal sig. Liberato Tedesco, attuale proprietario, per costruire la propria casa. Nell’asportare il materiale, fu trovato uno scheletro d’uomo e si scoprì anche che la torre aveva una scala in pietra con cui si scendeva sotto terra.

Attualmente il posto dove sorgeva la torre viene indicato col nome “timpuni d’a turri”. Questo era un vero e proprio cocuzzolo, alto 91 metri s.l.m., capace di accogliere sulla sua sommità soltanto la torre. Il sig. Liberato Tedesco, per poterlo rendere seminativo, lo ribassò due volte (nel 1985 e nel 1990) per un totale di una decina di metri: per questo motivo il “timpuni d’a turri” ha acquistato l’attuale forma di collina.

 2. La torre di Vinciarello fu costruita da Vincio Spedalieri nel 1485. In quell’anno, regnando a Napoli Ferdinando 1 d’Aragona, donna Maria Brancaccia, signora della terra di S. Caterina e vedova del conte Alberico di Luvo, per volontà espressa da questi nel suo testamento, diede il feudo rustico di Caminise a Vincio degli Spedalieri. Insieme col feudo, Vincio ebbe l’obbligo di provvedere alla difesa del litorale contro le incursioni dei Turchi, e perciò edificò la torre cavallara che noi oggi vediamo.

 Al piano terra vi era la scuderia per i cavalli, mentre al primo piano alloggiavano i soldati. Nel ’700 le scuderie vennero trasformate in magazzini per l’olio: alcune delle giare, in seguito, sono state sistemate all’estemo, nel giardino della torre.

Il fabbricato fu parzialmente distrutto nel terremoto del 1783 e poi ricostruito. Sul frontone è murata un’ínteressante lapide marmorea con la data del 1485 e sul passetto del ponte levatoio è incisa la data del 1756.

 Accanto alla torre, verso sud, vi era una cappella dedicata a S. Pietro. Della cappella oggi restano la pala lignea con l’immagine del Pescatore di Galilea, e la campana bronzea, datata 1785, di proprietà dell’avv. Vincenzo Spedalieri.

 La torre, nella spartizione dell’eredità di Nicola Spedalieri, nel 1953 andò alla figlia di costui, Giuseppina Spedalieri, maritata con l’avv. Pasquale Princi. Da diversi anni è adibita a civile abitazione.

 Vittorio Faglia, nella sua opera sulle torri costiere, così scrive della torre Vinciarello: 1a torre sorge in zona ancora abbastanza protetta a mare e fortunatamente è difesa da un parco di notevoli dimensioni. Sfiorata a monte dalla linea ferroviaria, che pure la protegge, è minacciata su questo lato dal procedere dell’insediamento urbano. La torre non era inserita nel sistema ufficiale di torri per la difesa costiera, tanto che torre Caminise sorgeva a meno di un chilometro in linea d’aria; aveva quindi funzioni di masseria e residenza. La carta Rizzi Zannoni, che indica torre Caminise su un cocuzzolo e rotonda, indica in piano e a base quadrangolare un Fondaco che potrebbe essere benissimo torre Vinciarelìo”.

Magazzini per l’olio: alcune delle giare, in seguito, sono state sistemate all’estemo, nel giardino della torre.

Il fabbricato fu parzialmente distrutto nel terremoto del 1783 e poi ricostruito. Sul frontone è murata un’ínteressante lapide marmorea con la data del 1485 e sul passetto del ponte levatoio è incisa la data del 1756.

 Accanto alla torre, verso sud, vi era una cappella dedicata a S. Pietro. Della cappella oggi restano la pala lignea con l’immagine del Pescatore di Galilea, e la campana bronzea, datata 1785, di proprietà dell’avv. Vincenzo Spedalieri.

 La torre, nella spartizione dell’eredità di Nicola Spedalieri, nel 1953 andò alla figlia di costui, Giuseppina Spedalieri, maritata con l’avv. Pasquale Princi. Da diversi anni è adibita a civile abitazione.

 Vittorio Faglia, nella sua opera sulle torri costiere, così scrive della torre Vinciarello: 1a torre sorge in zona ancora abbastanza protetta a mare e fortunatamente è difesa da un parco di notevoli dimensioni. Sfiorata a monte dalla linea ferroviaria, che pure la protegge, è minacciata su questo lato dal procedere dell’insediamento urbano. La torre non era inserita nel sistema ufficiale di torri per la difesa costiera, tanto che torre Caminise sorgeva a meno di un chilometro in linea d’aria; aveva quindi funzioni di masseria e residenza. La carta Rizzi Zannoni, che indica torre Caminise su un cocuzzolo e rotonda, indica in piano e a base quadrangolare un Fondaco che potrebbe essere benissimo torre Vinciarelìo”.

 Le torri di difesa

 Le torri di difesa o torri‑fortezze sorgevano tutte all’interno del centro abitato. Hanno tutte le stesse caratteristiche: mura in pietra, base quadrata di circa 7 m., altezza media di 15 m. Sono costituite da stanze sovrapposte: in pratica, ad ogni piano corrisponde una sola stanza. Forse, in caso di attacco, le persone che vi si rifugiavano abbandonavano un piano alla volta, ritirandosi nella stanza superiore e togliendo eventuali scale di legno. La forma quadrata e longilinea delle torri guardavallesi ha spinto qualcuno ad avvicinarle alle costruzioni turrite medioevali di S. Gimignano in Toscana.

 1.La torre Giordano si erge in tutta la sua imponenza a metà del Corso Sirleto, mentre le facciate laterali sporgono su Via S. Carlo, Via Indipendenza e Via Progresso.

 Sul portone d’ingresso fa bella mostra di sé, anche se un po’ lesionato, un grosso stemma in travertino raffigurante l’emblerna nobiliare dei baroni Crea di Stilo. Questo privilegio fu riconosciuto alla famiglia Giordano perché nel 1700 una Clorinda Giordano sposò uno della famiglia dei baroni Crea.

 L’ingresso della torre è posto sulla confluenza di Via S. Carlo e di Via Indipendenza. Le strutture architettoniche dell’ingresso sono rimaste sostanzialmente intatte con i contorni basale e laterale di pietra viva, mentre il grande portone in legno è stato rifatto nel periodo tra la prima e la seconda guerra mondiale. Nell’androne dell’ingresso si notano tuttora i grandi soffitti a volta e le pareti laterali che separavano da un lato le stalle per i cavalli e dall’altro le cantine e i magazzini di deposito.

Le scale di accesso al primo piano della torre (di proprietà degli eredi del defunto dott. Gioacchino Giordano) mostrano chiaramente l’impronta della tecnica costruttiva di origine romana, mediante la posa in opera di lunghi massi levigati di pietra viva per la sezionatura degli scalini.

Intorno al 1930 ulteriori manipolazioni sulle strutture originarie apicali della costruzione hanno trasformato la cupola turrita, contrassegnata da merli e feritoie, in una terrazza con la cinta e i parapetti in muratura.

 2.La torre Toscano sorge sotto la chiesa matrice, nella parte del paese che scende verso il Carmine, in Via della Luce. Originariamente terminava con una bella merlatura, visibile ancora fino a circa cinquant’anni or sono. La torre fu parzialmete demolita nel 1948, dopo le lesioni causate da una scossa di terremoto nel 1947. Oggi è adibita a civile abitazione.

 3. La torre del Crocco o del Greco era ubicata nella parte alta del paese, sopra il municipio vecchio, in Via S. Martino. Oggi è del tutto irriconoscibile perché è stata completamente trasformata, anche nella sua struttura esterna, in locale di civile abitazione.

 4. La torre Carafa di proprietà di Fabrizio Carafa (o Carrafa), dalla quale si poteva “guardar il passo principale della marina” (12)~ Cioè la mulattiera che dal Carmine portava al mare. Questa torre era imperfetta (cioè non compiuta) già nel 1569. E’ ubicata in Via Grimaldi 79: è stata completata ed è abitata.

 5. La torre Menniti, di cui ancora oggi si può notare la costruzione in tutto simile alla torre Giordano, è ubicata in Via Roma n. 8 ed ha la porta di accesso in Via Garibaldi.

 6. La torre Riitano, che sorgeva all’inizio di Via S. Carlo, è stata distrutta intorno al 1950 non si sa per quale precisa ragione.

 7. La torre del vaglio (d’o vagghiu) è attigua alla chiesa del Purgatorio, sulla destra per chi guarda la chiesa. Le sono state addossate altre costruzioni: per questa ragione non è facilmente individuabile come le altre torri. “VagghiC deriva dal francese antico “bail” = cortile del castello.

 Ad opera di chi sorsero queste torri? Dai nomi che ancora oggi hanno quelle del centro storico, sembra logico dedurre che siano state costruite dalle famiglie più facoltose, da cui poi presero la denominazione che tuttora le contraddistingue.

 La torre di trasmissione dell’allarme

 La torre di Nena (di cui si vedono ancora oggi i ruderi lesionati) sorge in aperta campagna, su un cocuzzolo, a metà strada tra la marina e il centro abitato, in località S. Bartòlo. Essa doveva servire sicuramente per ricevere il segnale dalla torre Caminise e trasmetterlo alle torri del paese: infatti la torre di Nena è ben visibile sia dal centro di Guardavalle, sia dal Timpone della Torre.

 Delle altre due torri non rimane assolutamente nulla, neanche il nome.

 

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